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Info sull'Opera
Autore:
Rassegna Stampa
Tipo:
Racconto
 
Notizie Presenti:
 -

Intervista a Simona Piras, che presenta ai lettori il suo libro fresco di stampa “Stringimi forte e parliamo”

di Rassegna Stampa

Intervista a Simona Piras, che presenta ai lettori il suo libro fresco di stampa “Stringimi forte e parliamo”

Domanda - Partiamo proprio dal titolo, come mai “Stringimi forte e parliamo”.
Risposta - In realtà il titolo iniziale, quello che mi è subito balenato in testa, era “Un piccolo Grande Uomo” perché volevo esaltare la sua grande forza e determinazione che, nonostante la sua giovane età, manifestava già prima che si ammalasse. Con la malattia ha dimostrato la maturità di un uomo adulto, consapevole di ciò che gli stava capitando e che, con coraggio intelligente, ha combattuto sin dall’inizio. Poi un’amica, il mio primo editor della bozza, ha notato ciò che trapelava costantemente in tutta l’opera: il mio più grande rimpianto e desiderio, quello di non averlo stretto a me, spesso, in un abbraccio e di non aver parlato con lui della sua situazione, delle speranze future e dell’eventualità contraria di non farcela. Dunque ho colto il suggerimento sentito di racchiudere il tutto in queste 3 parole nel titolo.

Domanda -Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?
Risposta - Dopo aver descritto l’iter della sua malattia, come l’ha affrontata, vissuta e combattuta, ho voluto richiamare non solo le situazioni più brutte e dolorose, ma descrivere lui anche attraverso le sue azioni e i pensieri di coloro che lo hanno conosciuto. Inoltre, senza averlo pianificato, mi è venuto spontaneo buttare giù quello che provavo giorno dopo giorno, dal momento che ero incapace di esternarlo con chi mi stava attorno. E così la scrittura è stata l’unico strumento capace di dar sfogo al mio dolore che difficilmente trapelava con espressioni o gesti.

Domanda -Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?
Risposta - Ho descritto una storia vera dunque la realtà ha inciso totalmente, direi. Scrivere è stato proprio la mia terapia e, senza cadere in contradizione, è stato, però, come fuggire dalla realtà, da una realtà troppo dolorosa che rivivevo pagina dopo pagina ma che, allo stesso tempo, mi aiutava a estraniarmi da ciò che scrivevo, considerando la storia come non mia, non reale, dunque, come se non fosse capitata a noi.

Domanda -La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?
Risposta - Lo scrivo esplicitamente: come disse la scrittrice giapponese Yuko Tsushima “Nel nostro mondo, la morte di un ragazzo, o un’altra morte altrettanto crudele, è diventata qualcosa che si dimentica nella vita di tutti i giorni, al punto che bisogna ricordarla espressamente sotto forma di racconto”. Scrivere penso abbia sempre rappresentato un modo per fissare i ricordi, rendendoli indelebili nella mente umana o almeno recuperabili nel tempo.
Dunque ho voluto custodire dall’oblio del tempo proprio la sua forza d’animo, intellettiva e anche fisica, a testimonianza che nella vita non ci si deve arrendere mai, combattendo fino alla fine per tutto ciò in cui si crede e si ritiene importante, anche se poi si può arrivare a perdere la cosa per cui si sta lottando.

Domanda -A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito “Stringimi forte e parliamo”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?
Risposta - Gli episodi che posso ricordare con particolare favore sono proprio quelli che mi fanno soffrire di più perché mi riportano a quei momenti in cui Ricky viveva serenamente e con l’entusiasmo di un ragazzo della sua età. Quando lui iniziò ad arbitrare le partite di calcio, quando faceva i suoi viaggi con la sorella o le gite con gli amici, quando si gongolava per un voto alto o scherzava e giocava con i fratelli.

Domanda -Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?
Risposta - Non ho delle vere e proprie fonti cui mi sono ispirata, ma 2 autori mi hanno aiutato a dare più incisività e in certi punti più poesia all’opera: Isabelle Allende con il romanzo “Paula” e Philippe Forest con il libro “Per tutta la notte”, con i quali condivido la stessa tragedia, e ho trovato in loro la mia stessa forza d’animo, lo stesso coraggio e lo stesso desiderio di lasciare ai presenti e, chissà, anche ai posteri, la testimonianza e la consapevolezza che scrivendo di loro resteranno vivi per sempre nei nostri cuori e nella nostra mente.

Domanda -Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?
Risposta - Sono amante del cinema e del teatro e amatorialmente mi esibisco in piccoli spettacoli da anni. Quando mi è capitato di descrivere un personaggio, vero o di fantasia, mi sono sempre immedesimata in lui al punto da sentirlo vivo e come un’attrice lo sento rivivere nelle azioni che descrivo. In quest’opera però non c’è stato bisogno né di immedesimarmi né di recitare, ogni parola che ho scritto appartiene tragicamente al mio essere.

Domanda -Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?
Risposta - Non c’è un genere che prediligo più di un altro, può essere una storia vera o una di fantasia, leggera o cruenta, fredda o profonda, ma deve essere però chiara, appassionata e avvincente che mi trasporti dall’inizio alla fine.

Domanda -Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?
Risposta - A seconda del momento e del posto, scelgo o l’uno o l’altro perché a volte può essere più comodo e veloce leggere il cartaceo altre volte quello digitale.

Domanda -Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro.
Risposta - Lo ripeto più volte nel mio testo, per me la scrittura è stata una valvola di sfogo, uno stare vicino a lui anche negli anni dopo la sua scomparsa. Più scrivevo, più mi venivano in mente tutti i momenti belli e brutti di questi ultimi anni e più riuscivo a sentirmi vicino a lui.
La scrittura è stata per me un rito di rinascita. Scrivere è come pensare, come parlare con un amico, come esporre le tue idee, e soprattutto esprimere un dolore a cui non riesci a dare voce.
Scrivere è andare incontro a qualcosa che possa darti conforto e a qualcuno che desideri tenere per sempre nel cuore.

Domanda - Un motivo per cui lei comprerebbe “Stringimi forte e parliamo”, se non lo avesse scritto.
Risposta - Prima di tutto perché già il titolo mi fa pensare a ciò che ogni persona desidererebbe fare con chiunque ama. Un desiderio che non tutti riescono ad esaudire per timore, per ripicca, per vergogna, per mancanza di tempo, di coraggio, per egoismo o per proteggere e proteggersi. In secondo luogo perché le storie vere attirano sempre la curiosità di molti, in quanto di solito quando qualcuno scrive una biografia o un’autobiografia e racconta vicissitudini tristi o che portano a mettere a nudo il proprio dolore forse per trovare conforto, o per mandare un messaggio o una testimonianza, suscita tenerezza, stima e ammirazione nei confronti di chi ha vissuto e ha dovuto sopportare prove difficili nella propria vita.

Domanda -Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?
Risposta - Ho iniziato un giallo con una forma particolare, dove vi è anche l’assassino che racconta. Dopo un romanzo noir, un’opera drammaturgica, e una biografia ho voluto confrontarmi con un altro genere, dove fantasia e giustizia, anche quella non legale, vanno assieme e ti catapultano in altri luoghi, in altri tempi e con personalità, ideali e azioni diverse dalle tue. Ormai è però il vuoto e il dolore che mi spingono a scrivere e ad inventare storie di fantasia, a cercare nuovi mondi, nuove situazioni e nuovi personaggi per allontanarmi dalla realtà e dalla assenza della persona cara.


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