 | 👉Intervista a Irene Rainini, che presenta ai lettori il libro di poesie "Il peso dell'aria"
☑ In duplice lingua: Italiano e Francese
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Domanda - Come è nata l'idea di scrivere questo libro?
Risposta - Ho scritto “Il Peso dell’Aria” in risposta a un grande trauma, il mio tentato suicidio nel 2023. Ho raccolto tutto il dolore che mi è pesato in tutti questi anni e l’ho trasformato in poesia.
Domanda - Può soffermarsi sulla scelta del titolo?
Risposta - L’aria a volte pesa e pesa tanto. Chiunque abbia un disturbo psichiatrico lo sa. Come dico nella dedica a tutti i ragazzi malati che ho incontrato in questi anni, l’aria ha un peso diverso per ciascuno di noi e il titolo vuole ricordare questo.
Domanda - Il suo rapporto con la scrittura è metodico, di costante quotidianità, oppure più legato all'ispirazione del momento?
Risposta - L’idea per una poesia mi viene quando provo emozioni MOLTO forti, però la elaboro e la perfeziono quando sono più lucida. A volte parto da frasi molto potenti che restano sul mio quaderno per mesi e solo dopo creo una struttura intorno.
Domanda - Quali sono gli argomenti principale del libro, e in generale della sua scrittura?
Risposta - Il dolore e in generale tutte le emozioni portate all’estremo dal disturbo bordeline di personalità. Parlo di me, delle persone che mi circondano e delle emozioni che ne seguono.
Domanda - Quando si è avvicinata alla scrittura e perché?
Risposta - Mi è sempre piaciuto scrivere e ai tempi del liceo ho cominciato a farlo per il giornalino della scuola, Cassandra. Ho cominciato a leggere le poesie pubblicate e intanto a seguire eventi di slam poetry. Ho scritto nel 2019 il mio primo componimento: “Depressione”.
Domanda - Ci sono autori importanti per la sua formazione culturale e sentimentale?
Risposta - Inizialmente mi hanno molto ispirato autori come i lirici greci, il mondo classico è pieno di spunti. Poi dopo il tentato suicidio sono stata sei mesi in psichiatria e lì mio padre ogni settimana mi portava un libro di poesie a settimana e mi sono scoperta in grandi autori come la Merini, la Sylvia Plath, Costantino Kavafis e Wisława Szymborska.
Domanda - Esiste una poesia che preferisce in assoluto tra quelle di poeti noti e una tra le sue? In caso affermativo, ci spiega il perché?
Risposta - Tutte le poesie mi lasciano qualcosa, però sui muri della sala fumo di psichiatria c’è una citazione di Alda Merini che mi è rimasta: “voglio il sole di casa mia”. È una frase che mi ha accompagnato in tutti i successivi ricoveri in comunità e in psichiatria. Poi invece c’è un passo dell’Odissea che mi ha tenuto assieme. Me lo sono fatta scrivere su un foglio per poi farmelo appendere sul muro quando ero allettata e non potevo muovermi nel 2023. “Sopporta o cuore, poiché ben altri dolori sopportasti”. Il perché mi sembra chiaro.
Domanda - Ritiene che il suo stile sia cambiato nel tempo?
Risposta - Assolutamente. La mia poesia è in continua evoluzione, in tutti gli aspetti, come me. Come ci insegnava Eraclito, panta rei.
Domanda - Sta lavorando ad una nuova opera?
Risposta - Sempre.
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